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Dalla guerra alla danza, il Capodanno della comunità afghana a Milano

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di Alidad Shiri

Milano, una sala piena di gente, musica, voci e colori riunisce gli afghani di vari gruppi etnici, Hazara, Pashtun, Tajiki e Uzbeki, per festeggiare il Capodanno “Nawroz”, una delle feste più importanti per l’Afghanistan, l’Iran e altre regioni del centroasiatico, simbolo di speranza e di nuova vita. E’ una scena per noi di qui abbastanza ordinaria di festa, ma per loro unica e nuova da tempo perché il regime talebano, al potere da quasi cinque anni, ha vietato ogni segno di gioia.

Donne, uomini e bambini danzano, chi nei costumi tradizionali, chi vestiti all’occidentale, chi con velo, chi senza velo nella riacquistata libertà. Si respira una carica di emozione, sono lontani dai loro Paesi di origine, alcuni anche dall’Iran, lontani dalla guerra. Molti partecipanti portano sulle spalle il peso di storie difficili, di lutti, di fughe incredibili, di separazioni drammatiche dal propri cari, di perdita di tutti i beni che avevano.

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